Mentafredda


il dittatore nudista

8/13/2004

XVIII




 


 

 


Sapeva d'avere un piano.
Sperava che prima o poi l'avrebbe conosciuto, ma non ne aveva la certezza. Tutte le sue copie dovevano esser munite di coscienza, di questo era sicuro. Ma ormai aveva perso il filo, non sapeva più QUALE era. Nulla diceva che fosse lui il portatore del piano. Non aveva nessuna certezza circa la propria originarietà: se fosse stato davvero lui il primo, allora avrebbe avuto tutti i vantaggi d'esser la prima matrice, ma così non lo poteva sapere.
C'era, in effetti, una differenza tra le generazioni della prima e delle successive matrici? Assunto che le possibilità di generazione procedessero verso infinito, aveva ancora qualche importanza il punto di partenza?


(Se lui tornasse indietro, troverebbe già altri che occupano la linea di partenza. Non c'è più posto per lui, anche se lui non lo sa. Lui corre avanti perché è la sua missione. Ci pensa sì, a tornare indietro, ma mai con l'intenzione di farlo davvero... Ci pensa così, come a quello che potrebbe fare, se proprio non ce la facesse più. Ma ce la farà: ce la metterà tutta per farcela, ed in questo senso la sua abnegazione è la sua salvezza.)


Certe domande poi, gli facevano scoppiare la testa.
E cercava di non porsele affatto, per quanto potesse.
Aveva preso la faccenda con calma; spesso aveva seguito soltanto l'istinto, ma adesso che continuava ad incontrarsi sempre più spesso, adesso che addirittura cominciava a nutrire seri dubbi circa la sua autenticità, adesso il problema non era più tanto astruso.
Continuava ad imbattercisi. E non contava più che ogni volta si spostasse; aveva perso il conto di quanti viaggi avesse fatto avanti e indietro per il mondo, perché il punto di partenza era sempre lo stesso, ed era quindi impossibile oramai, non incrociarsi.
Spesso poi non si riconosceva, ed aveva dunque la prova che quello che aveva incontrato doveva provenire o da un futuro (ipotesi debole, ché il fenomeno tendeva ad intensificarsi, e così non avrebbe avuto alcun senso) o da un'altra matrice!


Nei sogni spesso contava su altre realtà elusive che lo potessero - anche per un attimo appena - sconnettere sconnettere sconnettere sconnettere
non
aveva altro
alle vo
lte
che inventarsi
un nuovo mondo per g
ioco un
piccolo nuovo mondo
per g
iocare
e per
dere.


Pensate ad un groviglio di braccia e gambe e spalle che stringono soffocano e non si riesca a scrollarsi di dosso uno che già se ne trovi un altro, pesante e inamovibile e si spinge si spinge si spinge sinché non si trova la superficie e si riesce a rotolare sull'erba respirando finalmente respirando si rinfrescano le narici e si è davvero felici - ora ne siamo fuori ne siamo fuori.
Questo sinché non si scopra il trucco - e poi si è liberi di arrivare e tornare proprio dove si vuole e tutto il groviglio è subito una cosa del passato ridicola e lontana, per quanto ancora e sempre capace di evocare affanno autentico affanno al solo ricordo.
Adesso almeno è completamente sganciato e comincia a sperimentare alcune almeno delle sue infinite morti.
E sono spesso orribili non avendo alcun senso nel suo caso rassegnarsi ad una lenta vecchiaia che lo veda morir tranquillo - in caso questa potrebbe essere la sua ultima morte - ma prima il suo piano.
Prima il suo piano.


Diventa sempre più raffinato - più preciso - più leggero - più discreto - più invisibile.
La sua tecnica sempre più raffinata - precisa - leggera - discreta - invisibile - perfetta.
Perfetta la tecnica perfetto lui.
Che si butta alle spalle goffaggini ed imperfezioni come cose inattuali che non lo riguardano più. La rozzezza e la fisicità delle sue vite precedenti li ha presenti solo come metro - come un'idea simile all'inferno la cui cattiva ergonomicità proprio questa sensazione produca: inferno - e riguardano gli altri, non lui, cui è lecito allora porsi una spanna al di sopra e di lì riguardare e riconsiderare tutta questa faccenda.


Ma la sua mente non procede lineare - non è affatto legata ad una scansione diacronica - e le sue certezze non valgono sempre le sue considerazioni a volte col senno del prima a volte col senno del poi.
Non si può indovinare la sua lettura, come non la si può descrivere. Spesso la causa si trova nelle conseguenze stesse delle sue azioni, o le conseguenze ne stanno a fondamento, e spesso i conti tornano - in modo inspiegabile a non considerare tutto assieme (cosa impossibile per una mente lineare) - a volte torneranno.


posted by Prikedelik 5:54 AM


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