Mentafredda


il dittatore nudista

3/17/2003

XV



Mentafredda entrò nel cinema alle 15.30 e scelse un posto in fondo, in una fila completamente vuota.
Sedendosi badò a che la sua testa non sporgesse oltre lo schienale, incassandosi. Altri ne sarebbero arrivati a momenti.
Aveva scelto un film che aveva già visto. Questo perché non amava lasciare i film a metà.
Sarebbe uscito molto prima di essere entrato.
Non c’era altro da fare che aspettare. Sapeva che sarebbe stato oggi, sicuramente entro lo spettacolo di mezzanotte, ma poteva pure essere subito, o tra mezzora, o tra un’ora... O al massimo entro mezzanotte appunto.

[Non si trattava certo di scegliere un’ora. Casomai di stabilire quella del primo ritorno - che non per forza doveva corrispondere alla massima puntualità (o al suo stesso concetto in quel caso concreto), sussistendo comunque la possibilità d’un suo ritardo - anche se l’appuntamento veniva fissato per la prima volta in quel momento, e neanche per un qualche accordo, ma per il suo semplice cominciare - da quel momento in poi - a rispettare l’appuntamento.]

Era pieno di gente che si appartava nelle ultime file. Si scrutavano con un certo affetto, contemplandosi come erano prima, come erano prima ancora, e come ancora prima. Tutti dovevano aspettare.
Alcune volte aveva i baffi altre no. Altre pure la barba. E c’erano delle piccole cicatrici che si aggiungevano o scomparivano, fino a passare proprio per sua faccia attuale, oppure solo molto vicino. Sembrava un gioco enigmistico: potevi ordinarli dal primo all’ultimo più volte (avanti-indietro avanti-indietro) in ragione delle cicatrici.
Niente di serio, intendiamoci bene, ma delle piccole sbreccature, come reliquie d’una vita avventurosa; una certa aria di passato che si notava, magari a starci attenti, ma si notava.
A parte le differenze d’abito - certo - che ne rivelava a gruppi l’appartenenza ad una comune matrice/vestito.

(L’ambasciatore continua a negare l’esistenza delle bombe soniche: non si sa da dove vengano perché in effetti non vengono affatto; non si sa chi le mandi, perché in effetti nessuno le manda. Questa è la più semplice delle linee.
La più spietata.
Nessuno ancora è riuscito ad interpretare i geroglifici?
Ma quali geroglifici? Mica quelli all’interno dei manufatti? Non ne è mai stato ritrovato alcuno, di questi manufatti. Bisogna ricordarlo ogni volta? E le ombre non sono altro che quello che sembrano: ombre: perché agitarsi tanto? Macché analisi e analisi... abbiamo periti a quintali, da opporre ad i vostri, di periti.
Non riuscirete mai a spuntarla, così!)

Dritte e consigli che a questo punto vanno accettati per fede... Dopotutto si tratta di consigli che vengono dal futuro - o da UN futuro. E non si può nemmeno dubitare dell’esatta
comprensione d’ogni movente o rifiuto.
Si tratta dei tuoi propri consigli.
E come l’hai sempre saputo - quel che era meglio per te - a maggior ragione si deve pensare che sempre lo saprai, di volta in volta, quel ch’è meglio per te - ma quel che sarebbe stato meglio? Sei davvero sicuro di saperlo?
Ma quando poi la peggior conseguenza d’un errore non sia la morte, ma solo UNA morte...
Non vale forse la pena, allora, di rischiare, magari, di compiere anche qualche irrimediabile - per definizione ma non per ora - errore?
Sempre alla ricerca
della via migliore?




posted by Prikedelik 9:37 PM


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