Mentafredda


il dittatore nudista

6/13/2005

XIX








Accende il furgoncino e resta un po' a tremare nel riverbero dell'aria per il tempo che stai a guardarlo. Poi parte di scatto e si mette in strada con un colpo di clacson. Nessuno che l'abbia notato oltre te.
Gelide le mani le rimetti in tasca e ti incammini stropicciando.
Forse avresi dovuto fermarlo, perché lo sapevi che fine faceva - tu l'hai visto - ma lui ti avrebbe creduto? E poi forse che sono fatti tuoi?
Però perché l'avresti visto, se non per poterlo avvertire, allora - e invece non l'hai avvertito?

Mattina gravida di tragedie e non vuoi sentire, non vuoi vedere, non stamane almeno, ricucite i boccioli per piacere, fate sparir le chiome e seppellite i fiori. Non è aria, davvero, non è aria.

Perché la donna ha questa specie di respiro che non pesca dove peschiamo noi, questo alito che attraversa la sua pelle, e non si riesce a stabilirne peso o colore. Niente del tutto. Un alito metafisico che ne ricalca le forme e le modella come - infine - ella si decida ad apparire.

E invece di sostenere che il 'grosso' del lavoro viene sostenuto 'laggiù dove davvero si rompono la schiena' io dirò che questo 'grosso' non viene affatto svolto, mai. O almeno da nessun singolo. Come nel gioco dei cadaveri eccellenti ognuno aggiunge qualcosa, chi una definizione, chi un'osservazione, chi la descrizione di un nuovo meccanismo... Alcuni, semplicemente, assumono il ruolo di 'pescatori' che trascinate le reti tutta notte, lasciatele scendere per bene nelle profondità dei mari, le tirino a riva la mattina e diligentemente si mettano a separare i pesci dai pescetti e dalle conchiglie e dai cocci. I pesci che saranno solo a prima vista semplici pesci, perché a guardarli meglio non ci si potrà non avvedere che si tratta di pesci che hanno mangiato altri pesci che hanno mangiato altri pesci e così via... E se così non fosse, il pescatore non avrebbe pescato nulla, in quanto i pesci si sarebbero certo estinti prima del suo arrivo. Qualcuno potrà mai dire di aver pescato uno ed un solo pesce? Certamente no. Ogni pesce sarà sempre QUEL pesce e tutti i pesci mangiati nel passato per giungere appunto a QUEL pesce.
E d'altra parte non stavamo parlando di pesci. Questa era una semplice digressione: quindi PUNTO, FINITO.



[Cancellate i pesci dalla vostra memoria, prima di andare avanti]



Nessuna voglia di compromettersi. Sceglie la strada della purezza assoluta senza mangiare senza bere e senza guardare. Il difficile è scansare i suoni. Per quello non c'è vero rimedio. Sono dentro la sua testa alcuni di questi suoni. Non li ascolta affatto: li produce.
Risatine e proposte oscene. Sorrisini. Gemiti.
Vorrebbe un panno nero a volte, per bendarcisi il cervello.
Egli riscrive un canto manicheo.
Riadatta e lima le sillabe: Mazda, Mazda, Mazda.
Il suo stesso corpo - filtra il mondo in pensiero - purezza.

(Vertiginosamente, vertigi - rovi - nosamente. Senza un cruccio che sia davvero un cruccio. L'onda che va e viene al di sopra della spalla. Quella che fa sploc sploc dentro l'orecchio. Il fastidio. La sopportazione. Pur di non muoversi; adesso, io non lo so. Muoversi? Il pungolo in pensieri elettrici che strisciano sulla corteccia, sulla buccia, sulla crosta. Ovattamento generale, ambientale, generazionale. Questo liquido amniotico. Tutto il calore nel quale sono immerso... Non è stato affatto semplice attirarlo su di me. Me ne accorgo solo adesso, che mi si prospetta uno spostamento.
Ma posso affrontare davvero un'ennesima tappa? Non mi sembra affatto lampante. Conseguente da cosa poi? Io vorrei pensarci un momento.)

Ed anche i suoi delitti, quelli li ha rubati il silenzio in cui i suoi occhi luccicavano, senza alcuna causa plausibile, senza alcun ritegno, in-vero, e senza sentiero. Ed allora davvero, ma davvero davvero.

Oppure qualcuno ha mentito, spudoratamente ha mentito. Io non ricordavo da tempo un letto così freddo - da dare quasi quel senso di bagnato. Sagome arancioni sul muro bianco.

Non ricordo affatto chi abbia sognato, non rammento.
Ma spudoratamente mentiva. Questa è l'unica cosa.

Dici che ancora potrebbe durare a lungo? Dici che sia meglio così? Però ecco, è che io lo vorrei almeno sapere... Tanto per non cadere in trappole di facili aspettative. Perché non dirlo subito? Pensi che tutto questo silenzio possa aiutarmi a sognarlo di nuovo? Pensi che possa funzionare davvero? E perché stavolta sì?

Ma adesso basta di fare domande, per oggi hai già fatto tutte le tue figure più meschine: ora puoi anche riposare: davvero, tranquillo, nessuno ti dirà più niente.
posted by Prikedelik 2:48 AM

2/11/2005

[ mentafredda è da matti. un progetto inserzionista, alla faccia della riconosciuta infinitezza della divisibilità dello spazio intercellulare.
c'è sempre del posto.
un'altra folle giornata da segnalare che nulla ha che vedere, con la giornata che la precede o con quella che la segue.
mentafredda segue lo spunto e scarta ed assembla ormai, quasi meccanicamente, in una fluida rassegna di tutte le più note figure insiemistiche, di tutti i numeri e di tutti gli effetti davvero.
segue la rotta da una distanza talmente lontana, che le sue più minute distinzioni sono sconvolgimenti di tale portata da essere del tutto incomunicabili, data la mancanza di un singolo elemento comune nelle due rispettive realtà.
isola i mondi sicuri in modo da sigillarli. mettendo da parte quel che è sicuro, pazientemente assottiglia l'orbita del suo inseguitore, perchè lei invece sì, lei ha bisogno di almeno, un elemento comune ]



posted by Prikedelik 1:19 AM

8/13/2004

XVIII




 


 

 


Sapeva d'avere un piano.
Sperava che prima o poi l'avrebbe conosciuto, ma non ne aveva la certezza. Tutte le sue copie dovevano esser munite di coscienza, di questo era sicuro. Ma ormai aveva perso il filo, non sapeva più QUALE era. Nulla diceva che fosse lui il portatore del piano. Non aveva nessuna certezza circa la propria originarietà: se fosse stato davvero lui il primo, allora avrebbe avuto tutti i vantaggi d'esser la prima matrice, ma così non lo poteva sapere.
C'era, in effetti, una differenza tra le generazioni della prima e delle successive matrici? Assunto che le possibilità di generazione procedessero verso infinito, aveva ancora qualche importanza il punto di partenza?


(Se lui tornasse indietro, troverebbe già altri che occupano la linea di partenza. Non c'è più posto per lui, anche se lui non lo sa. Lui corre avanti perché è la sua missione. Ci pensa sì, a tornare indietro, ma mai con l'intenzione di farlo davvero... Ci pensa così, come a quello che potrebbe fare, se proprio non ce la facesse più. Ma ce la farà: ce la metterà tutta per farcela, ed in questo senso la sua abnegazione è la sua salvezza.)


Certe domande poi, gli facevano scoppiare la testa.
E cercava di non porsele affatto, per quanto potesse.
Aveva preso la faccenda con calma; spesso aveva seguito soltanto l'istinto, ma adesso che continuava ad incontrarsi sempre più spesso, adesso che addirittura cominciava a nutrire seri dubbi circa la sua autenticità, adesso il problema non era più tanto astruso.
Continuava ad imbattercisi. E non contava più che ogni volta si spostasse; aveva perso il conto di quanti viaggi avesse fatto avanti e indietro per il mondo, perché il punto di partenza era sempre lo stesso, ed era quindi impossibile oramai, non incrociarsi.
Spesso poi non si riconosceva, ed aveva dunque la prova che quello che aveva incontrato doveva provenire o da un futuro (ipotesi debole, ché il fenomeno tendeva ad intensificarsi, e così non avrebbe avuto alcun senso) o da un'altra matrice!


Nei sogni spesso contava su altre realtà elusive che lo potessero - anche per un attimo appena - sconnettere sconnettere sconnettere sconnettere
non
aveva altro
alle vo
lte
che inventarsi
un nuovo mondo per g
ioco un
piccolo nuovo mondo
per g
iocare
e per
dere.


Pensate ad un groviglio di braccia e gambe e spalle che stringono soffocano e non si riesca a scrollarsi di dosso uno che già se ne trovi un altro, pesante e inamovibile e si spinge si spinge si spinge sinché non si trova la superficie e si riesce a rotolare sull'erba respirando finalmente respirando si rinfrescano le narici e si è davvero felici - ora ne siamo fuori ne siamo fuori.
Questo sinché non si scopra il trucco - e poi si è liberi di arrivare e tornare proprio dove si vuole e tutto il groviglio è subito una cosa del passato ridicola e lontana, per quanto ancora e sempre capace di evocare affanno autentico affanno al solo ricordo.
Adesso almeno è completamente sganciato e comincia a sperimentare alcune almeno delle sue infinite morti.
E sono spesso orribili non avendo alcun senso nel suo caso rassegnarsi ad una lenta vecchiaia che lo veda morir tranquillo - in caso questa potrebbe essere la sua ultima morte - ma prima il suo piano.
Prima il suo piano.


Diventa sempre più raffinato - più preciso - più leggero - più discreto - più invisibile.
La sua tecnica sempre più raffinata - precisa - leggera - discreta - invisibile - perfetta.
Perfetta la tecnica perfetto lui.
Che si butta alle spalle goffaggini ed imperfezioni come cose inattuali che non lo riguardano più. La rozzezza e la fisicità delle sue vite precedenti li ha presenti solo come metro - come un'idea simile all'inferno la cui cattiva ergonomicità proprio questa sensazione produca: inferno - e riguardano gli altri, non lui, cui è lecito allora porsi una spanna al di sopra e di lì riguardare e riconsiderare tutta questa faccenda.


Ma la sua mente non procede lineare - non è affatto legata ad una scansione diacronica - e le sue certezze non valgono sempre le sue considerazioni a volte col senno del prima a volte col senno del poi.
Non si può indovinare la sua lettura, come non la si può descrivere. Spesso la causa si trova nelle conseguenze stesse delle sue azioni, o le conseguenze ne stanno a fondamento, e spesso i conti tornano - in modo inspiegabile a non considerare tutto assieme (cosa impossibile per una mente lineare) - a volte torneranno.


posted by Prikedelik 5:54 AM


12/05/2003

XVII




Eppure all’ambasciatore sembrò quasi tutto a posto - anzi - si aspettava di peggio: “Molto molto molto peggio” come confidò al suo aiutante.
“Forse ce la caveremo in un paio d’ore appena.”
Dopotutto non si vede una goccia di sangue in giro. Non ci sono mani o piedi staccati o sparpagliati ovunque, nessuna donna che piange, nessun bambino con gli occhi vuoti, nessun fuoco di bivacco o cingolato in fiamme, nessun fumaccio nero.
“Stavolta non dovrebbe essere così tremendo.”
“Se lo dice lei, signore...”
L’aiutante cercava indizi più concreti.
“Vede signore, qui si tratta di una bomba sonica: gli effetti sono molto diversi dal solito...”
“Per esempio?”
“Qui per esempio, SIGNORE.”
“Si?”
“Cosa ne pensa di questo?”
Chiese additando una sagoma nera sul muro.
Un uomo che spingeva una carriola. Accanto un cane, un pollo, due polli. A destra la sagoma di un bambino seduto per terra.
L’ambasciatore li aveva visti subito. Aveva pensato che fossero murales. Le baracche ne erano piene.
“Mica saranno quelli i cadaveri?”
“I fotoreporter ne andranno MATTI, signore.”
“Ma... Uh... Non si potrebbero cancellare?”
Disse portandosi l’indice alla bocca, cominciando appena a mordicchiarlo. Il suo sguardo corse attorno. Adesso che ci faceva caso.
Donne. Animali. Bambini. Polli.
“Magari si può dare una bella riverniciata...”
“Prego, signore?”
“Dico... Uh... PRIMA che arrivino i fotografi.”

Ma soprattutto questa ricorrente mancanza di testimoni.
Nessuno che scampi, nessuno che avesse commissioni da sbrigare in paese, nessuno che avesse visite da compiere altrove, nessuno che scampi, mai.
Le fattorie vengono annullate intere - al completo - a pieno carico - senza congiunti o colleghi che vaghino in cerca dei loro parenti - o referenti.
E’ questo il dato eccezionale.
La dimostrazione dell’impossibilità che tutto ciò stia in effetti accadendo. Si tratta di coincidenze assurdamente complicate e difficili da seguire - e non è proprio possibile, no, che si tratti di un caso.
In nessun caso MAI che sia scampato un parente.
Per esempio quest’ultimo caso: a consultare la lista dei dispersi si nota subito: comprensiva di fratello del fattore, residente in Svizzera e PER CASO - un viaggio d’affari qui vicino - fermatosi a dormire per una sola notte QUESTA notte alla fattoria.
Ma almeno di lui si sapeva da un paio di giorni (confermato dalla segretaria) che si sarebbe fermato dalla sorella - anche se solo da un paio di giorni.
Ma Bet?
La più piccola delle nipoti. Dormiva giù in paese in una stanza sopra il negozio, di solito.
Ma ieri sera era a cena qui. E la sua auto è ancora posteggiata nell’aia con la batteria scarica.
Vicino al telefono c’è un foglietto con su annotato il numero dell’elettrauto - sul comodino di Bet la sveglia è puntata alle nove - apertura degli esercizi, del suo e di quello dell’elettrauto. Se avesse voluto aprire il suo, la sveglia sarebbe stata puntata alle otto e trenta - il tempo almeno di arrivare giù in paese - ed avrebbe voluto, sicuro, se avesse potuto.
Ma prima voleva chiamare l’elettrauto.
Solo per un guasto si fermò a dormire.
Anche lei PER CASO.

Polli. Polli. Una mucca pure. Altri uomini al lavoro.
“Cos’era questa? Una fattoria?”
“Si signore, una fattoria.”
“Ma perché qui?”
“Nessuno lo sa, signore. Queste cose arrivano e basta. Queste bombe - voglio dire.”
L’ambasciatore si spinse l’indice ben dentro la bocca. Provò a disincastrare il bacon che recava tra incisivo e canino.
“Ecco il manufatto!”
Esclamò l’aiutante poco distante. In piedi accanto ad una capsula nera. Chino, sulla capsula nera.
“Ci sono le scritte di cui si parlava, dentro?”
“Sì. Sempre quegli strani geroglifici!”

Percorse la curva in velocità; sollevando appena le ruote di destra dalla rotaia. Vibrante e velocissimo e scorrevole, scorrevole, scorrevole!
Il carrello non ha dei controlli specifici, a parte le generali misure di gravità cui è sottoposto tutto il pianeta; niente di niente, se non una leva per frenare.
Il risucchio le animava i capelli in avanti, come a precederla nel nulla.
Non si riusciva a prevedere il percorso che fino ad una ventina di metri. Troppo intricato. Troppe rotaie che svoltano tutte assieme una sotto l’altra attraverso l’altra sopra, tutte senza eccezioni, a questo punto della matrice.
Siamo troppo vicini al bordo, qui, per metterci a scherzare. Non si ammettono distrazioni, qui.
E questo non è un consiglio / proverbio / ordine / preghiera. E’ una semplice constatazione. Non c’è bisogno d’alcuna sanzione, d’alcuna forza, a parte le generali misure di gravità cui è sottoposto tutto il pianeta.

Come può il caso essere così sistematico?
Come può il caso, in questo particolare caso, continuare ad esser chiamato caso?
Non è il caso?
Non è un caso?

posted by Prikedelik 4:23 AM

4/12/2003

XVI








[Subito dopo, proseguendo nell’ordinamento, abbiamo delle COSE: tre dimensioni, che si applicano immediatamente al sostrato ed anzi ne sono inseparabili. Esse sono diretta manifestazione del sostrato. La caratteristica qui è la PASSIVITA’.
Queste cose, per quel che le riguarda, potrebbero non essere affatto. Non gli fa alcuna differenza.
Queste cose sono buona parte del nostro mondo, del nostro umwelt , anzi lo sono quasi del tutto.
Ma sarebbe troppo semplice così.
Ed infatti non ci si può fermare, sempre bisogna tener conto di quello che viene appresso. Se ci fossero solo queste, di cose, neanche avrebbe avuto senso trattare dei segni e dei disegni. Non ci sarebbe mai stato bisogno di specificare.
Si può prendere questa cosa qui e metterla lì.
Nulla di più facile.
E magari questo cambierà molto del futuro di questa cosa che era qui ed adesso è lì.
Ma è questa parola appunto: futuro, che alle cose non si applica. Proprio a causa della loro passività.
Le cose non hanno futuro e non hanno passato.
Anche una FINE può ben essere nel passato. Un INIZIO nel futuro.
Tanti dei ragionamenti che spesso si fanno, non ci riguardano proprio.]


Questo cercava per esempio Paola.

[Questi ragionamenti - sebbene non ci riguardino proprio - fanno parte del nostro NOME.
E le cose non hanno nome.
Si sono mai presentate, comunicandoci il loro nome? Nessuna cosa parla di sè. Non bisogna mai crederlo.
Chi rinuncia alle cose rinuncia al suo nome, chi rinuncia al suo nome rinuncia alle SUE cose.]


Questo cercava per esempio Paola.

Una pura questione di coscienza.
Prima e dopo non sono per chi non ne abbia. Prima e dopo come causa ed effetto invece, per chi ne abbia. E nulla nel mezzo.
E continuano a percorrere la matrice adoperando punti conseguenti.
Travasano di casella in casella. Lentamente. Lasciano in ogni casella una parte di sé.
E sperano d’essere ovunque.
Come un cane - anche - lasci qualcosa di sé, su tutto il suo territorio. Mi basta avere qualcosa di tuo / un capello / un’unghia / un accessorio / una batteria / e per comporre il pupazzo mi basta della cera.

[Il +1 è l’intenzione - quale vela e timone - il +1 è l’intenzione.

Una volta che all’interno di un più generale sistema di realtà tridimensionali se ne sia isolata una parte, o sottosistema, sempre a tre dimensioni, e questo sia in grado di essere mosso o spostato - o ancora meglio di muoversi e spostarsi - ecco qualcosa a questo punto si può combinare.

Il +1 è la mobilità - tra emananti e ricettori a questo punto c’è molta meno differenza che tra questi ed il resto.
Il +1 è la duttilità e la forza che modella, e se vogliamo PURE allo stesso tempo.]


(Lei è quella che colpisce più in basso, al di là delle differenti misure non esistono ambiguità in proposito. Lei sa meglio di tutti noi che cosa si debba intendere con ‘basso’.
Mi fai ridere. Tu che vorresti spiegarle. Questo o altro, non c’è alcuna differenza: cosa vorresti spiegarle? Lei sa tutto: tutto lei sa.
Nulla esiste che sia fuori del suo controllo, e tutto ciò che sbanda lei lo riprende e lo rimette in fila. La realtà stessa si piega ai suoi desideri - che per l’intensità della sua ragione non sono poi desideri, ma veri e propri ordini. )

Tra l’uno e l’altro.

Nessuno può dire se prima o dopo, nessuno può dire quando. Abbiamo già detto che l’attimo, qui, non ha alcuna importanza. L’azione è pari all’Azione Angelica: il suo unico connotato è il cambiamento di stato che viene a determinarsi - tra possibile ed impossibile - nient’altro.
Solo le azioni umane hanno bisogno di un tempo nel quale esplicarsi; questa è la loro limitazione: si svolgono NEL tempo, IN un certo tempo, e PER un certo tempo. Non così le Azioni Angeliche, che si svolgono e basta, in modo assoluto.
Un cambiamento di stato dunque, una qualunque cosa che un’attimo prima era impossibile ed ora invece è possibile, ed ecco: già stiamo facendo confusione: quale attimo prima? La differenza - e sì che differenza c’è - non è rilevabile.
In modo assoluto significa esattamente questo: se è possibile ORA, allora è SEMPRE stato possibile.

Ad esempio se un angelo annullasse la forza di gravità alla quale è sottoposto tutto il pianeta, ecco che già sarebbe stato SEMPRE così. Solo per noi uomini la storia ha una direzione - nel senso che non si può tornare indietro - solo per noi uomini.

Per le Crature Angeliche invece, il nostro mondo quale è stato fino a questo momento, e quale sarà da questo momento fino alla fine, tutto il nostro mondo è solo un risultato.

Quelle le premesse, questo il risultato.
Cambia le premesse e cambia il risultato.
Au-to-ma-ti-ca-men-te.
Non esiste alcun problema in ciò, una volta abolito il concetto di tempo, che condiziona così fortemente le nostre menti.

Come d’altronde nessuno mai si sia chiesto se 3 e 2 diventino qualcos’altro, prima di fare 5.

E infine andare a capo.
Mettere punto.

No grazie no grazie.
Non dura di più, non dura di più.

Che le cose parlino di sé è une delle credenze più antiche. Uno dei primi fraintendimenti.
Centinaia di migliaia di anni di prole e di parole senza mai accorgersi di nulla. Parole parole parole parole parole parole.

Noi siamo le nostre parole: le realizziamo.
E siamo i nostri errori: anche quelli li realizziamo.
Perché sono nelle parole - alcuni - neanche sappiamo quali.

Alberi che vacillano. Nessuno sa scuoterli come si deve. Nessuno sa farlo. Essi dunque vacillano per proprio conto... Senza alcuna pretesa vacillano e basta, specie verso ora di cena, quando il vento si carica di strani odori e piega le loro cime.

Alberi che vacillano di melanzane e cipolle.

E Mentafredda ne ha provate molte di parti, oramai, ed ha bisogno di schemi sempre più complicati.
Bisogna riconoscere ed annotare tutte le biforcazioni oramai. Non si può improvvisare, o la trama diverrebbe ininterpretabile. Immanipolabile.





posted by Prikedelik 7:56 PM


3/17/2003

XV



Mentafredda entrò nel cinema alle 15.30 e scelse un posto in fondo, in una fila completamente vuota.
Sedendosi badò a che la sua testa non sporgesse oltre lo schienale, incassandosi. Altri ne sarebbero arrivati a momenti.
Aveva scelto un film che aveva già visto. Questo perché non amava lasciare i film a metà.
Sarebbe uscito molto prima di essere entrato.
Non c’era altro da fare che aspettare. Sapeva che sarebbe stato oggi, sicuramente entro lo spettacolo di mezzanotte, ma poteva pure essere subito, o tra mezzora, o tra un’ora... O al massimo entro mezzanotte appunto.

[Non si trattava certo di scegliere un’ora. Casomai di stabilire quella del primo ritorno - che non per forza doveva corrispondere alla massima puntualità (o al suo stesso concetto in quel caso concreto), sussistendo comunque la possibilità d’un suo ritardo - anche se l’appuntamento veniva fissato per la prima volta in quel momento, e neanche per un qualche accordo, ma per il suo semplice cominciare - da quel momento in poi - a rispettare l’appuntamento.]

Era pieno di gente che si appartava nelle ultime file. Si scrutavano con un certo affetto, contemplandosi come erano prima, come erano prima ancora, e come ancora prima. Tutti dovevano aspettare.
Alcune volte aveva i baffi altre no. Altre pure la barba. E c’erano delle piccole cicatrici che si aggiungevano o scomparivano, fino a passare proprio per sua faccia attuale, oppure solo molto vicino. Sembrava un gioco enigmistico: potevi ordinarli dal primo all’ultimo più volte (avanti-indietro avanti-indietro) in ragione delle cicatrici.
Niente di serio, intendiamoci bene, ma delle piccole sbreccature, come reliquie d’una vita avventurosa; una certa aria di passato che si notava, magari a starci attenti, ma si notava.
A parte le differenze d’abito - certo - che ne rivelava a gruppi l’appartenenza ad una comune matrice/vestito.

(L’ambasciatore continua a negare l’esistenza delle bombe soniche: non si sa da dove vengano perché in effetti non vengono affatto; non si sa chi le mandi, perché in effetti nessuno le manda. Questa è la più semplice delle linee.
La più spietata.
Nessuno ancora è riuscito ad interpretare i geroglifici?
Ma quali geroglifici? Mica quelli all’interno dei manufatti? Non ne è mai stato ritrovato alcuno, di questi manufatti. Bisogna ricordarlo ogni volta? E le ombre non sono altro che quello che sembrano: ombre: perché agitarsi tanto? Macché analisi e analisi... abbiamo periti a quintali, da opporre ad i vostri, di periti.
Non riuscirete mai a spuntarla, così!)

Dritte e consigli che a questo punto vanno accettati per fede... Dopotutto si tratta di consigli che vengono dal futuro - o da UN futuro. E non si può nemmeno dubitare dell’esatta
comprensione d’ogni movente o rifiuto.
Si tratta dei tuoi propri consigli.
E come l’hai sempre saputo - quel che era meglio per te - a maggior ragione si deve pensare che sempre lo saprai, di volta in volta, quel ch’è meglio per te - ma quel che sarebbe stato meglio? Sei davvero sicuro di saperlo?
Ma quando poi la peggior conseguenza d’un errore non sia la morte, ma solo UNA morte...
Non vale forse la pena, allora, di rischiare, magari, di compiere anche qualche irrimediabile - per definizione ma non per ora - errore?
Sempre alla ricerca
della via migliore?




posted by Prikedelik 9:37 PM


12/02/2002

XIV






Sappiamo del cane in quanto ringhiare, in quanto mantello bianco sbilenco, bucato, rattoppato.
Lo possiamo osservare la mattina, che dorme sotto un camion.
Possiamo ben vedere, tutti, le sue palle lucide che prendono aria. Il suo buco del culo nero come il carbone.
Perché nessuno ne parla?
Non posso essere l’unico a farci caso.
Nessuno ne parlerebbe.
Questa è solo una PROVOCAZIONE.
Ma li avete visti pure voi, quei genitali gocciolanti, grotteschi, dondolanti, neri.
Soprattutto NERI.

Non ci sono momenti, nè alti nè bassi, non si può ridurre a questo, davvero. Non c’è nessuna equazione che permetta il confronto, nessuna equazione possibile.
Sfilacciarsi non è mai stato più dolce di così. Non ci sono più anelli in catena, nessuna Filomena.
Giusto una preghiera.

(Cazzo cazzo cazzo)

E continuiamo allora con qualche scurrilità:
la sua cappella in fiore che erutta gelido e candido cosa? Quello naturalmente. Il suo liquido pregiato. La sua essenza più privata.
E dicono che non sempre abbia lo stesso colore; a volte più a volte meno perlato.





posted by Prikedelik 11:42 AM


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